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Il Papa all’Angelus: «Prego per la cara Turchia»


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Il Pontefice ha espresso «grande dolore» per la «terribile strage» di Ankara e ha pregato in silenzio per le vittime. E commentando il vangelo di Marco sul giovane ricco osserva: la fede e l’attaccamento alle ricchezze non possono convivere.

Il Papa, all’Angelus, ha espresso «grande dolore» per la «terribile strage» di Ankara, in Turchia. E insieme a migliaia di fedeli raccolti in piazza san Pietro, ha pregato in silenzio per le vittime.

Nella giornata di ieri due kamikaze si sono fatti esplodere ad Ankara contro un corteo in cui sfilavano opposizione e curdi moderati, causando oltre 120 morti e più di 500 feriti. «Dolore – ha detto il Pontefice – per i numerosi morti. Dolore per i feriti. Dolore perché gli attentatori hanno colpito persone inermi che manifestavano per la pace». «Mentre prego per quel caro Paese chiedo al Signore di accogliere le anime dei defunti e di confortare i sofferenti e i familiari». «Facciamo una preghiera in silenzio, tutti insieme», ha quindi aggiunto il Pontefice, restando poi per alcuni istanti in silenzioso raccoglimento insieme alle migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Il Papa, tramite il segretario di Stato card. Pietro Parolin, ha inviato al presidente turco Recep Tayyip Erdogan un messaggio di cordoglio per le vittime dell’attentato. Francesco, vi si legge, «è profondamente addolorato nell’apprendere la perdita di vite umane e le ferite causate dalle esplosioni», ed esprime la sua «sincera solidarietà con le persone colpite da questa tragedia». Il Papa «deplora questo atto barbaro» e manifesta «vicinanza spirituale a tutte le famiglie colpite» e al personale di sicurezza e soccorso.

Prima della preghiera mariana, Bergoglio si era soffermato sull’episodio del Vangelo di Marco in cui viene raccontato l’incontro tra Gesù e il “giovane ricco”.

«Non possono convivere la fede e l’attaccamento alle ricchezze», ha osservato Francesco. «Quanto è difficile, per quelli che possiedono ricchezze, entrare nel regno di Dio!» – ma «se ci affidiamo al Signore, possiamo superare tutti gli ostacoli che ci impediscono di seguirlo nel cammino della fede». «Lui – ha scandito a braccio – ci accompagna nel cammino».

Il giovane ricco, ha detto Bergoglio, aveva chiesto al Signore: “Che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”, «cioè la felicità. Perché la “Vita eterna”, ha chiarito il Papa, non è solo la vita dell’aldilà, ma è la vita piena, compiuta, senza limiti. Che cosa dobbiamo fare per raggiungerla? La risposta di Gesù riassume i comandamenti che si riferiscono all’amore verso il prossimo».

«Al riguardo quel giovane non ha nulla da rimproverarsi; ma evidentemente l’osservanza dei precetti non gli basta, non soddisfa il suo desiderio di pienezza. E Gesù intuisce questo desiderio che il giovane porta nel cuore; perciò la sua risposta si traduce in uno sguardo intenso pieno di tenerezza e di affetto. Così dice il Vangelo: “fissò lo sguardo su di lui, lo amò”. Se ne accorse che era un bravo ragazzo! »
«Ma Gesù capisce anche qual è il punto debole del suo interlocutore, e gli fa una proposta concreta: dare tutti i suoi beni ai poveri e seguirlo. Quel giovane però ha il cuore diviso tra due padroni: Dio e il denaro, e se ne va via triste. Questo dimostra che non possono convivere la fede e l’attaccamento alle ricchezze. Così, alla fine, lo slancio iniziale del giovane si smorza nella infelicità di una sequela naufragata».

Il Pontefice ha spiegato che, seguendo la via indicata da Gesù, «ci si priva dei beni e si riceve in cambio il godimento del vero bene; ci si libera dalla schiavitù delle cose e si guadagna la libertà del servizio per amore; si rinuncia al possesso e si ricava la gioia del dono».

«Solo accogliendo con umile gratitudine l’amore del Signore ci liberiamo dalla seduzione degli idoli e dalla cecità delle nostre illusioni – ha aggiunto -. Il denaro, il piacere, il successo abbagliano, ma poi deludono: promettono vita, ma procurano morte. Il Signore ci chiede di distaccarci da queste false ricchezze per entrare nella vita vera, la vita piena, autentica, luminosa».

«E io domando a voi, giovani, ragazzi e ragazze, che siete adesso in piazza – ha quindi detto il Papa `a braccio -: avete sentito lo sguardo di Gesù su di voi? Cosa volete rispondergli? Preferite lasciare questa piazza con la gioia che ci dà Gesù o con la tristezza nel cuore che la mondanità ci offre?». «Gesù è il solo che può appagare la nostra sete di felicità».

Papa Francesco, dopo la recita dell’Angelus, ha ricordato che martedì prossimo, 13 ottobre, ricorre la Giornata internazionale per la riduzione dei disastri naturali. «Va purtroppo riconosciuto – ha sottolineato – che gli effetti di tali calamità sono spesso aggravati da mancanze di cura dell’ambiente da parte dell’uomo». «Mi unisco a tutti coloro – ha aggiunto – che in modo lungimirante si impegnano nella tutela della nostra casa comune, per promuovere una cultura globale e locale di riduzione dei disastri e di maggiore resilienza ad essi, armonizzando le nuove conoscenze con quelle tradizionali, e con particolare attenzione alle popolazioni più vulnerabili».

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