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Il Papa: la Chiesa faccia iniezioni di «spirito familiare» nella società


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Udienza generale, la politica non sostiene la famiglia. Ottusità tecnocratica e il familismo amorale si alimentano a vicenda. Il Sinodo spinga la Chiesa a gettare reti nuove.

La società, dove troppo spesso le persone vivono sole o abbandonate, ha bisogno di «una robusta iniezione di spirito famigliare», spirito che è «una carta costituzionale per la Chiesa». All’udienza generale in piazza San Pietro, mentre si svolge in Vaticano la terza giornata di lavoro del Sinodo ordinario sulla famiglia, papa Francesco ha inquadrato il rapporto «indissolubile» tra la Chiesa e la famiglia mettendo in luce il fatto che «le famiglie sono una delle reti più importanti per la missione di Pietro e della Chiesa», auspicando che «l’entusiasmo dei Padri sinodali, animati dallo Spirito Santo», possa «fomentare lo slancio di una Chiesa che abbandona le vecchie reti e si rimette a pescare confidando nella parola del suo Signore», e sottolineando che non si tratta di «una rete che fa prigionieri» ma al contrario di una rete che «libera dalle acque cattive dell’abbandono e dell’indifferenza, che affogano molti esseri umani nel mare della solitudine e dell’indifferenza»

La famiglia «è fondamentale nella testimonianza dell’amore di Dio e merita perciò tutta la dedizione di cui la Chiesa è capace», ha detto il Papa. Il Sinodo «è chiamato a interpretare, per l’oggi, questa sollecitudine e questa cura della Chiesa», «accompagniamo tutto il percorso sinodale anzitutto con la nostra preghiera e la nostra attenzione». Perciò, «in questo periodo le catechesi saranno riflessioni ispirate da alcuni aspetti del rapporto – che possiamo ben dire indissolubile! – tra la Chiesa e la famiglia, con l’orizzonte aperto al bene dell’intera comunità umana».

Per il Papa, «uno sguardo attento alla vita quotidiana degli uomini e delle donne di oggi mostra immediatamente il bisogno che c’è ovunque di una robusta iniezione di spirito famigliare. Infatti, lo stile dei rapporti – civili, economici, giuridici, professionali, di cittadinanza – appare molto razionale, formale, organizzato, ma anche molto “disidratato”, arido, anonimo. Diventa a volte insopportabile. Pur volendo essere inclusivo nelle sue forme, nella realtà abbandona alla solitudine e allo scarto un numero sempre maggiore di persone». La famiglia «apre per l’intera società una prospettiva ben più umana»: «apre gli occhi dei figli sulla vita», «introduce al bisogno dei legami di fedeltà, sincerità, fiducia, cooperazione, rispetto», «incoraggia a progettare un mondo abitabile e a credere nei rapporti di fiducia, anche in condizioni difficili», «insegna a onorare la parola data, il rispetto delle singole persone, la condivisione dei limiti personali e altrui», è attenta ai «membri più piccoli, più vulnerabili, più feriti, e persino più disastrati nelle condotte della loro vita».

Francesco ha denunciato il fatto che «pur sapendo tutto questo, non si dà alla famiglia il dovuto peso – e riconoscimento, e sostegno – nell’organizzazione politica ed economica della società contemporanea».

Inoltre, «a volte verrebbe da dire che, con tutta la sua scienza e la sua tecnica, la società moderna non è ancora in grado di tradurre queste conoscenze in forme migliori di convivenza civile. Non solo l’organizzazione della vita comune si incaglia sempre più in una burocrazia del tutto estranea ai legami umani fondamentali, ma, addirittura, il costume sociale e politico mostra spesso segni di degrado – aggressività, volgarità, disprezzo… –, che stanno ben al di sotto della soglia di un’educazione famigliare anche minima. In tale congiuntura, gli estremi opposti di questo abbrutimento dei rapporti – cioè l’ottusità tecnocratica e il familismo amorale – si congiungono e si alimentano a vicenda».

La Chiesa «individua oggi, in questo punto esatto, il senso storico della sua missione a riguardo della famiglia e dell’autentico spirito famigliare: incominciando da un’attenta revisione di vita, che riguarda se stessa», ha sottolineato il Papa. «Si potrebbe dire che lo “spirito famigliare” è una carta costituzionale per la Chiesa: così il cristianesimo deve apparire, e così deve essere». La Chiesa «è e deve essere la famiglia di Dio». Seguendo Gesù che disse a Pietro di essere «pescatore di uomini», il Papa ha evidenziato che serve «un nuovo tipo di reti» e che «le famiglie sono una delle reti più importanti per la missione di Pietro e della Chiesa. Non è una rete che fa prigionieri, questa! Al contrario, libera dalle acque cattive dell’abbandono e dell’indifferenza, che affogano molti esseri umani nel mare della solitudine e dell’indifferenza. Le famiglie sanno bene che cos’è la dignità del sentirsi figli e non schiavi, o estranei, o solo un numero di carta d’identità».

Francesco ha concluso l’udienza con un auspicio: «Possa l’entusiasmo dei Padri sinodali, animati dallo Spirito Santo, fomentare lo slancio di una Chiesa che abbandona le vecchie reti e si rimette a pescare confidando nella parola del suo Signore. Preghiamo intensamente per questo! Cristo, del resto, ha promesso e ci rincuora: se persino i cattivi padri non rifiutano il pane ai figli affamati, figuriamoci se Dio non darà lo Spirito a coloro che – pur imperfetti come sono – lo chiedono con appassionata insistenza!».

Al momento dei saluti, il Papa ha ringraziato tra gli altri monsignor Vincenzo Paglia e i collaboratori del Pontificio Consiglio per la Famiglia per l’impegno nell’organizzazione dell’Incontro mondiale delle Famiglie che ha concluso una decina di giorni fa a Philadelphia.

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