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Il Papa: sacerdoti chiedano grazia di essere “ben stanchi”


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Imparare ad essere “ben stanchi” e imparare a riposare: è l’esortazione di Papa Francesco ai sacerdoti nell’omelia per la Messa Crismale presieduta nella Basilica di San Pietro in questo Giovedì Santo. Durante la celebrazione i sacerdoti della Diocesi di Roma hanno rinnovato le promesse sacerdotali e sono stati benedetti gli Oli dei Catecumeni e degli Infermi e il Crisma che serviranno per l’amministrazione dei Sacramenti nel corso dell’anno. Il servizio di Sergio Centofanti:

La stanchezza dei sacerdoti va dritta al cuore del Padre
Non è facile il compito di “ungere il popolo fedele” di Dio, anzi “è duro”, afferma il Papa, che parla della stanchezza dei sacerdoti:

“Sapete quante volte penso a questo: alla stanchezza di tutti voi? Ci penso molto e prego di frequente, specialmente quando ad essere stanco sono io. Prego per voi che lavorate in mezzo al popolo fedele di Dio che vi è stato affidato, e molti in luoghi assai abbandonati e pericolosi. E la nostra stanchezza, cari sacerdoti, è come l’incenso che sale silenziosamente al Cielo (cfr Sal 140,2; Ap 8,3-4). La nostra stanchezza va dritta al cuore del Padre”.

Il riposo è una chiave della fecondità sacerdotale
Occorre superare “la tentazione di riposare in un modo qualunque, come se il riposo non fosse una cosa di Dio. Non cadiamo in questa tentazione”, esorta il Papa che sottolinea come sia “difficile imparare a riposare” e ricorda: “una chiave della fecondità sacerdotale sta nel come riposiamo”:

“So riposare ricevendo l’amore, la gratuità e tutto l’affetto che mi dà il popolo fedele di Dio? O dopo il lavoro pastorale cerco riposi più  raffinati,  non  quelli  dei  poveri  ma  quelli  che  offre la società dei consumi? Lo Spirito Santo è veramente per me “riposo nella fatica”, o solo Colui che mi fa lavorare?”.

La stanchezza sana di stare in mezzo alla gente
Tante sono le fatiche dei sacerdoti che stanno in mezzo alla gente e condividono la loro vita, le loro gioie e i loro dolori, ma questa “è una stanchezza sana” e bella perché “la gente ama, desidera e ha bisogno dei suoi pastori” e non li lascia senza impegno diretto, “salvo che uno si nasconda in un ufficio o vada per la città con i vetri oscurati”. “Questa stanchezza è buona”:

“E’ la stanchezza del sacerdote con l’odore delle pecore…, ma con il sorriso di papà che contempla i suoi figli o i suoi nipotini. Niente a che vedere con quelli che sanno di profumi cari e ti guardano da lontano e dall’alto (cfr ibid., 97). Siamo gli amici dello Sposo, questa è la nostra gioia. Se Gesù sta pascendo il gregge in mezzo a noi non possiamo essere pastori con la faccia acida, lamentosi, né, ciò che è peggio, pastori annoiati. Odore di pecore e sorriso di padri… Sì, molto stanchi, ma con la gioia di chi ascolta il suo Signore che dice: «Venite, benedetti del Padre mio» (Mt 25,34)”.

La stanchezza dei nemici
C’è poi – ricorda il Papa – “la stanchezza dei nemici”. “Il maligno è più astuto di noi ed è capace di demolire in un momento quello che abbiamo costruito con pazienza durante lungo tempo”. Qui occorre chiedere la grazia di imparare a neutralizzare il male:

“Neutralizzare il male, non strappare la zizzania, non pretendere di difendere come superuomini ciò che solo il Signore deve difendere. Tutto questo aiuta a non farsi cadere le braccia davanti allo spessore dell’iniquità, davanti allo scherno dei malvagi. La parola del Signore per queste situazioni di stanchezza è: «Abbiate coraggio, io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). E questa parola ci darà forza”.

La stanchezza di se stessi
E infine – osserva Francesco – c’è la stanchezza forse “più pericolosa” quella di sé stessi. E’ quando si abbandona il primo amore, non capendo che “solo l’amore dà riposo”, perché “ciò che non si ama, stanca male e alla lunga stanca più male”:

“Questa stanchezza mi piace chiamarla ‘civettare con la mondanità spirituale’. E quando uno rimane solo, si accorge di quanti settori della vita sono stati impregnati da questa mondanità, e abbiamo persino l’impressione che nessun bagno la possa pulire. Qui può esserci una stanchezza cattiva”.

Chiedere la grazia di imparare a essere “ben stanchi”
Ma Gesù – afferma Papa Francesco – si «coinvolge» con le fatiche dei sacerdoti, “si fa carico in prima persona di pulire ogni macchia, quello smog mondano e untuoso” che si attacca nel cammino di chi sta in mezzo al suo popolo “nel suo Nome” con “il coraggio di uscire e andare ‘sino ai confini del mondo, a tutte le periferie’, a portare” la “buona notizia ai più abbandonati, sapendo che Lui è con noi, tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Quindi il Papa conclude:

“E per favore, chiediamo la grazia di imparare ad essere stanchi, ma ben stanchi!”.

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