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Il Papa sulla strage in Kenya: atto brutale e insensato


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“Un atto di brutalità insensata”: così Papa Francesco definisce la strage compiuta ieri all’Università di Garissa, in Kenya: 147 finora i morti, barbaramente uccisi dai fondamentali somali al Shabaab. Il raid delle forze dell’ordine ha liberato 500 sequestrati ma mancano all’appello oltre 200 persone. Presi di mira in particolare gli studenti cristiani. Il Papa, esprimendo il suo profondo dolore per questa “immensa e tragica perdita di vite”, prega “per una conversione del cuore” degli attentatori e invita tutti a raddoppiare gli sforzi per porre fine alla violenza e accelerare l’alba di una nuova era di fratellanza, giustizia e pace”. Forte la condanna della comunità internazionale. Da più parti si chiede un intervento dell’Onu. Severe le misure di sicurezza adottate per evitare altri atti del genere. Sui motivi di quanto successo,Giancarlo La Vella ha intervistato padre Carmine Curci, direttore dell’agenzia missionaria internazionale Misna:

R. – E’ dal 2011 che il Kenya è fortemente impegnato in Somalia per combattere gli al-Shabaab. In questi anni, di questi atti terroristici ne abbiamo visti tanti in Kenya, compiuti da questo gruppo…

D. – Dobbiamo considerare questo gruppo un movimento a sé stante oppure uno dei tanti aspetti del Califfato, che si sta muovendo in altre parti sia dell’Africa che del Medio Oriente?

R. – Ritengo che al-Shabaab – come Boko Haram, come lo Stato Islamico – porti avanti un’idea dell’Islam violento. Sappiamo già che ci sono contatti tra i vari gruppi ed è quindi evidente che esiste una strategia comune per creare grande tensione, soprattutto in determinate aree.

D. – Avete avuto contatti con la comunità cristiana di Garissa?

R. – Sì, abbiamo sentito il vescovo coadiutore di Garissa, mons. Joseph Alessandro, che ci ha detto che la situazione è effettivamente ancora di grande tensione. Ricordiamo che l’università ospita 800 studenti e in questo momento solo 560-570 risultano vivi: ne mancano quindi all’appello ancora circa 200-250. Fino a questa mattina i morti certi erano 147… Non escludono che si possa arrivare anche a 200-220. Perché l’università? Perché nell’università di Garissa la maggioranza degli studenti non è della zona, sono studenti che arrivano da varie parti del Kenya: quindi questo attacco sembra essere un messaggio a tutto il Kenya.

D. – C’è timore nella comunità cristiana locale?

R. – Sicuramente, soprattutto perché sono circolate delle voci – subito dopo – che sostenevano che i primi ad essere stati uccisi sono stati proprio i cristiani. La tensione si sta alzando e sta aumentando. I pastori e i  vescovi stanno chiedendo al governo di adottare delle misure in difesa non solo dei luoghi, ma anche della gente cristiana. La tensione continuerà, soprattutto nelle prossime settimane.

(Da Radio Vaticana)

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