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Papa: Dio ci tratta da figli e nessuno ci toglie questa dignità


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“Anche nella situazione più brutta della vita”, Dio mi perdona e “vuole abbracciarmi”. Papa Francesco ha ripetuto il pensiero centrale del Giubileo durante l’udienza generale in Piazza San Pietro, dedicata alla figura del Padre misericordioso così come descritta nella parabola del figlio prodigo. L’udienza è iniziata col saluto del Papa ai malati ospitati in Aula Paolo VI.

La “logica della misericordia” di Dio sbaraglia ogni ragionamento dell’uomo. Smonta e rovescia la norma rigida degli onori attribuiti al giusto e della punizione inflitta al peccatore. Il cuore di Dio è invece una grande casa dove la legge è quella del perdono che redime, della fraternità che unisce.

La tenerezza di un padre
È un tema carissimo a Francesco quello del “Padre misericordioso” che dà titolo e sostanza a una catechesi modellata sulle varie fasi della parabola del Figlio prodigo. Ciò che interessa al Papa sono le due scene finali. La prima, il padre che non vuole nemmeno ascoltare l’atto di umiliazione del figlio che ha riconosciuto i suoi errori, anzi  gli restituisce – osserva Francesco – “i segni della sua dignità: il vestito bello, l’anello, i calzari:

“Gesù non descrive un padre offeso e risentito, un padre che, ad esempio, dice al figlio: ‘Me la pagherai, eh!’… No, il padre lo abbraccia, lo aspetta con amore. Al contrario, l’unica cosa che il padre ha a cuore è che questo figlio sia davanti a lui sano e salvo e questo lo fa felice e fa festa (…) Quanta tenerezza; lo vide da lontano: cosa significa questo? Che il padre saliva sul terrazzo continuamente per guardare la strada e vedere se il figlio tornava… Lo aspettava, quel figlio che aveva combinato di tutto, ma il padre lo aspettava. Che cosa bella la tenerezza del padre”.

Una dignità per sempre
Insomma, sottolinea Francesco, “La misericordia del padre è traboccante, incondizionata”. Dall’abbraccio e dal bacio che suo papà gli riserva il ragazzo capisce di essere stato, “nonostante tutto”, “sempre considerato figlio”:

“E’ importante questo insegnamento di Gesù: la nostra condizione di figli di Dio è frutto dell’amore del cuore del Padre; non dipende dai nostri meriti o dalle nostre azioni, e quindi nessuno può togliercela, nessuno può togliercela, neppure il diavolo! Nessuno può toglierci questa dignità”.

 

Non si baratta con Dio
Dunque, ripete una volta ancora il Papa con forza, “anche nella situazione più brutta della vita” devo essere certo che “Dio mi attende, Dio vuole abbracciarmi, Dio mi aspetta”. Tuttavia, la parabola racconta anche di un figlio che non ne vuole sapere dei sentimenti di tenerezza del padre. Quelli che il figlio maggiore nutre per il fratello sono di “disprezzo”. “Povero padre!”, esclama Francesco, un figlio se n’era andato e l’altro lo aveva sì servito ma “senza aver mai vissuto con gioia questa vicinanza”:

“Il figlio maggiore, anche lui ha bisogno di misericordia. I giusti, questi che si credono giusti, hanno anche loro bisogno di misericordia. Questo figlio rappresenta noi quando ci domandiamo se valga la pena faticare tanto se poi non riceviamo nulla in cambio. Gesù ci ricorda che nella casa del Padre non si rimane per avere un compenso, ma perché si ha la dignità di figli corresponsabili. Non si tratta di “barattare” con Dio, ma di stare alla sequela di Gesù che ha donato sé stesso sulla croce – e questo – senza misura”.

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Abbiamo bisogno della casa di Dio
Alla fine della parabola, il padre recupera il figlio perduto e lo restituisce, nota il Papa, all’altro sperimentando in cuore la “gioia più grande”, quella di rivederli “fratelli”. Ora, conclude Francesco…

“I figli possono decidere se unirsi alla gioia del padre o rifiutare. Devono interrogarsi sui propri desideri e sulla visione che hanno della vita. La parabola termina lasciando il finale sospeso: non sappiamo cosa abbia deciso di fare il figlio maggiore. E questo è uno stimolo per noi. Questo Vangelo ci insegna che tutti abbiamo bisogno di entrare nella casa del Padre e partecipare alla sua gioia, alla sua festa della misericordia e della fraternità”.

La Madonna di Fatima, un invito alla conversione
Nei saluti post-catechesi, Papa Francesco ha ricordato tra l’altro la memoria liturgica della Vergine di Fatima di venerdì prossimo, sottolineando come l’apparizione mariana inviti “ancora una volta alla preghiera, alla penitenza e alla conversione”, a “non oltraggiare più Dio”, e avverta “l’umanità intera della necessità di abbandonarsi a Dio, fonte d’amore e di misericordia”.

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